La riscossione delle entrate locali si prepara a cambiare in modo significativo. Dal 2027, infatti, per alcuni Comuni potrebbe diventare obbligatorio affidare ad AMCO – Asset Management Company S.p.A. la riscossione coattiva delle proprie entrate tributarie ed extratributarie. La nuova disciplina punta a intervenire sui cosiddetti residui attivi, cioè sulle somme che gli enti locali hanno contabilizzato come crediti ma che, nel corso degli anni, non sono riusciti effettivamente a riscuotere. Il meccanismo è stato definito dall’articolo 25 del Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, che ha riscritto la disciplina della riscossione locale e introdotto una soglia precisa per individuare gli enti potenzialmente obbligati.
La novità principale riguarda il coinvolgimento di AMCO nella riscossione coattiva delle entrate degli enti locali. La società potrà occuparsi delle attività relative alle entrate tributarie ed extratributarie dei Comuni, attraverso un patrimonio destinato o più patrimoni destinati e avvalendosi di soggetti individuati secondo le modalità previste dalla normativa. Un aspetto importante è che i crediti rimangono di proprietà del Comune. Non si verifica quindi un trasferimento della titolarità del credito ad AMCO: la società interviene nella gestione della riscossione coattiva. La nuova disciplina consente inoltre di intervenire anche su alcuni carichi precedentemente affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione e successivamente discaricati secondo le disposizioni previste dal decreto legislativo n. 110/2024.
Il punto centrale della riforma riguarda la situazione finanziaria e, in particolare, la capacità dell'ente di smaltire i propri residui attivi. La legge stabilisce una soglia del 35%.Per gli enti locali che non scelgono autonomamente di affidare la riscossione ad AMCO, l'affidamento diventa obbligatorio quando il tasso di smaltimento dei residui attivi è inferiore al 35%.Il parametro viene calcolato sulla base dei risultati della riscossione relativi agli ultimi tre esercizi e prende in considerazione determinate categorie di entrate, in particolare quelle riconducibili al Titolo 1, tipologia 101, e al Titolo 3 del bilancio degli enti locali. La soglia del 35% non è però necessariamente definitiva. La normativa prevede infatti che possa essere aggiornata ogni tre anni con decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Città e autonomie locali.
Uno degli aspetti più importanti della nuova disciplina riguarda il metodo utilizzato per individuare i Comuni che non riescono a riscuotere adeguatamente i propri crediti. Il calcolo sarà effettuato utilizzando i dati contenuti nella Banca dati delle amministrazioni pubbliche (BDAP).In particolare, la percentuale di smaltimento dei residui attivi viene determinata considerando la situazione dei residui all'inizio e alla fine del triennio di riferimento, applicando specifiche modalità di ponderazione in relazione all'anno in cui i residui si sono formati. Non sarà quindi sufficiente osservare quanto un Comune ha incassato in un singolo esercizio. La valutazione riguarderà un arco temporale più ampio, con l'obiettivo di individuare gli enti che presentano una difficoltà strutturale nella trasformazione dei crediti contabilizzati in entrate effettivamente riscosse.
La normativa prevede inoltre una seconda situazione nella quale l'affidamento ad AMCO diventa obbligatorio. L'obbligo riguarda infatti anche gli enti locali per i quali, nell'ultimo quadriennio, non risultano acquisiti nella BDAP i rendiconti di almeno tre esercizi consecutivi. La disposizione collega quindi la nuova disciplina non soltanto alla capacità di riscossione, ma anche alla disponibilità e alla regolarità dei dati contabili necessari per valutare la situazione dell'ente.
Una prima elaborazione effettuata sui dati disponibili nella BDAP ha individuato circa 580 Comuni potenzialmente interessati dalla nuova disciplina. Si tratta tuttavia di una stima e non dell'elenco definitivo degli enti obbligati. L'individuazione ufficiale sarà effettuata annualmente attraverso un decreto del MEF, adottato previa intesa con la Conferenza Stato-Città e autonomie locali, sulla base dei dati BDAP e del parametro di smaltimento dei residui attivi previsto dalla legge. Un dato interessante riguarda la distribuzione territoriale: secondo una prima analisi, una parte significativa dei Comuni potenzialmente coinvolti si trova nel Mezzogiorno, dove le difficoltà nella riscossione delle entrate locali rappresentano da tempo uno dei problemi più rilevanti per la finanza degli enti territoriali.
La riforma introduce quindi una sorta di meccanismo di controllo sulla capacità degli enti locali di riscuotere i propri crediti. Un Comune che accumula nel tempo consistenti residui attivi senza riuscire a trasformarli in incassi effettivi rischia di non poter più gestire autonomamente la riscossione coattiva. L'obiettivo è duplice: da una parte aumentare il recupero delle entrate locali, dall'altra migliorare la qualità dei bilanci comunali. Infatti, un elevato ammontare di residui attivi può rappresentare un problema quando i crediti iscritti in bilancio risultano difficilmente esigibili o vengono riscossi soltanto dopo molti anni. La maggiore efficacia della riscossione dovrebbe quindi consentire agli enti di conoscere con maggiore precisione la propria effettiva capacità finanziaria.
Un altro elemento da monitorare riguarda il rapporto con l'Agenzia delle Entrate-Riscossione. La nuova disciplina prevede che, una volta affidata la riscossione ad AMCO nelle situazioni previste dalla legge, l'ente non possa utilizzare contemporaneamente le diverse modalità previste dalla disciplina precedente per gli stessi ambiti di riscossione. AMCO opererà inoltre attraverso soggetti selezionati secondo le procedure previste dalla normativa, tra cui operatori iscritti all'albo previsto dall'articolo 53 del decreto legislativo n. 446/1997. Questo significa che la riforma non introduce semplicemente un nuovo soggetto incaricato di inviare richieste di pagamento, ma costruisce un modello organizzativo specifico per la gestione della riscossione coattiva degli enti locali.
La nuova disciplina interviene anche sul tema dei costi. La remunerazione spettante ad AMCO sarà posta a carico dell'ente locale secondo i criteri che saranno definiti dalla normativa attuativa. Le spese e gli interessi di mora, invece, resteranno a carico del debitore secondo quanto previsto dalla disciplina applicabile. Questo aspetto sarà particolarmente importante perché i decreti attuativi dovranno definire nel dettaglio le modalità operative, i compensi e il funzionamento concreto del nuovo sistema.
Il 2027 rappresenterà quindi un passaggio importante per la riscossione locale. I Comuni dovranno prestare particolare attenzione alla gestione dei residui attivi, alla qualità dei propri rendiconti e alla capacità effettiva di recuperare le entrate. La soglia del 35% rappresenta il principale indicatore previsto dalla nuova disciplina, ma non sarà l'unico elemento da considerare: saranno infatti fondamentali i dati contenuti nella BDAP e i successivi decreti del MEF che individueranno annualmente gli enti obbligati. La riforma punta, in sostanza, a trasformare la riscossione locale da una funzione spesso caratterizzata da elevati arretrati a uno strumento più efficace di gestione delle finanze comunali. Per i Comuni con livelli di riscossione particolarmente bassi, invece, il cambiamento potrebbe essere significativo: dal 2027 l'intervento di AMCO potrebbe non essere più una scelta discrezionale, ma diventare un obbligo previsto dalla legge.
| Novità | Cosa prevede |
|---|---|
| Nuovo soggetto | AMCO |
| Ambito | Riscossione coattiva delle entrate locali |
| Entrate interessate | Tributarie ed extratributarie |
| Soglia principale | Smaltimento residui attivi inferiore al 35% |
| Dati utilizzati | Rendiconti presenti nella BDAP |
| Individuazione enti | Decreto MEF annuale |
| Aggiornamento soglia | Ogni 3 anni |
| Crediti | Restano di titolarità del Comune |
| Decorrenza | Dal 2027 |
La nuova riscossione locale segna quindi un cambio di passo importante: i Comuni che accumulano troppi crediti senza riuscire a incassarli saranno sottoposti a un meccanismo più stringente, con il possibile intervento obbligatorio di AMCO. La vera sfida sarà ora l'attuazione concreta della riforma e la definizione delle procedure attraverso i successivi provvedimenti ministeriali.