La richiesta di rimborso di un credito IVA non determina, di per sé, il riconoscimento automatico della somma indicata dal contribuente. Chi pretende la restituzione dell’imposta deve infatti essere in grado di dimostrare l’effettiva esistenza e spettanza del credito vantato. Il principio è stato recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione, che ha posto l’attenzione sia sull’onere della prova sia sul rispetto dei termini previsti dalla normativa per esercitare il diritto al rimborso.
Nel processo tributario occorre distinguere tra una controversia nella quale l’Amministrazione finanziaria pretende il pagamento di una maggiore imposta e una controversia nella quale è invece il contribuente a chiedere la restituzione di somme. Nel primo caso l’onere della prova dei fatti posti a fondamento della pretesa fiscale grava sull’Amministrazione. Quando, invece, il contribuente agisce per ottenere un rimborso, la situazione cambia. Il contribuente assume infatti il ruolo di attore sostanziale e deve dimostrare i fatti che costituiscono il fondamento del proprio diritto. Nel caso del credito IVA, pertanto, non è sufficiente indicare nella dichiarazione un determinato importo o presentare un'istanza di rimborso. È necessario poter documentare la formazione del credito e dimostrare che ricorrono tutte le condizioni richieste dalla normativa.
Uno degli aspetti più importanti riguarda il valore della dichiarazione fiscale. L'indicazione di un credito IVA nella dichiarazione non significa che l'Amministrazione finanziaria abbia automaticamente riconosciuto quel credito. In caso di contestazione, il contribuente deve poter fornire la documentazione necessaria a dimostrare la correttezza della propria posizione. A titolo esemplificativo, possono assumere rilevanza:
La documentazione deve consentire di ricostruire in maniera coerente il percorso che ha portato alla formazione dell'importo richiesto a rimborso.
Il principio assume particolare importanza anche sotto il profilo processuale. Non spetta necessariamente all'Agenzia delle Entrate dimostrare che il credito indicato dal contribuente non esiste. È il soggetto che chiede la restituzione dell'imposta a dover dimostrare i presupposti del proprio diritto. La differenza rispetto a un normale accertamento fiscale è quindi sostanziale. Quando l'Amministrazione contesta una maggiore imposta, deve dimostrare i fatti posti a fondamento della propria pretesa secondo le regole previste dal processo tributario. Nel giudizio instaurato dal contribuente per ottenere un rimborso, invece, è quest'ultimo a dover fornire la prova dell'esistenza del credito.
Un ulteriore profilo evidenziato dalla Cassazione riguarda i termini entro i quali il contribuente deve esercitare il proprio diritto. La domanda di rimborso non può essere presentata senza tenere conto delle specifiche scadenze previste dalla legge. I termini di decadenza, infatti, devono essere rispettati rigorosamente. Il loro decorso può determinare la perdita del diritto alla restituzione delle somme. Di conseguenza, prima di procedere con una richiesta di rimborso è necessario verificare non soltanto l'esistenza del credito, ma anche la possibilità di esercitare ancora il relativo diritto.
La questione assume particolare rilevanza nell'attività professionale perché le richieste di rimborso possono essere sottoposte a controlli da parte dell'Amministrazione finanziaria. Il contribuente deve quindi essere in grado di ricostruire con precisione la genesi del credito. Una corretta gestione della contabilità rappresenta, sotto questo profilo, un elemento fondamentale. La presenza di un credito IVA di importo significativo dovrebbe indurre il professionista a effettuare preventivamente una serie di verifiche sulla documentazione contabile e fiscale. In particolare, occorre verificare la corrispondenza tra:
contabilità → registri IVA → liquidazioni periodiche → dichiarazione IVA → credito richiesto a rimborso.
Eventuali differenze o anomalie possono rendere più complessa la dimostrazione della spettanza del credito.
Il rimborso IVA costituisce uno strumento importante per ottenere liquidità, soprattutto per le imprese che presentano strutturalmente una posizione IVA a credito. La richiesta, tuttavia, non dovrebbe essere considerata come un semplice adempimento formale. Prima di presentarla è opportuno verificare:
Queste verifiche consentono di ridurre il rischio che, in caso di contestazione, il contribuente non sia in grado di dimostrare adeguatamente il proprio diritto.
La recente giurisprudenza conferma quindi un principio ormai consolidato: chi chiede il rimborso deve dimostrare di averne diritto. Il contribuente non può limitarsi a richiamare l'esistenza di un credito risultante dalla dichiarazione, ma deve fornire gli elementi necessari a dimostrarne l'effettiva spettanza. La regola assume particolare importanza nei giudizi relativi ai rimborsi IVA, nei quali la corretta conservazione della documentazione contabile e fiscale diventa essenziale per sostenere la propria posizione.
In definitiva, il credito IVA non deve essere considerato soltanto come un dato numerico riportato nella dichiarazione, ma come una posizione fiscale che deve poter essere ricostruita, verificata e documentata. Per imprese e professionisti, la corretta gestione della documentazione rappresenta quindi la prima forma di tutela nel momento in cui si decide di chiedere all'Erario la restituzione dell'imposta.