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28 Oct
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È possibile lavorare come dipendente a tempo pieno e, contemporaneamente, aprire una partita IVA in regime forfettario per svolgere attività professionali o collaborazioni extra? La risposta è sì, in linea generale, ma occorre verificare specifici requisiti fiscali e la reale autonomia dell'attività svolta.Il tema è tornato al centro del dibattito tra professionisti e lavoratori dopo un quesito pubblicato nella community Reddit r/commercialisti il 25 ottobre 2026. Il caso riguarda un lavoratore che vorrebbe cambiare azienda mantenendo un rapporto da dipendente e, allo stesso tempo, continuare a collaborare con il precedente studio e con altri clienti attraverso la partita IVA.La questione non riguarda soltanto la convenienza economica del regime forfettario. Occorre valutare il limite dei redditi da lavoro dipendente, il rapporto con il precedente datore di lavoro e il rischio che una collaborazione autonoma nasconda, in concreto, un rapporto di lavoro subordinato.

Lavoro dipendente e partita IVA forfettaria: è consentito?

La normativa italiana non vieta in assoluto di svolgere contemporaneamente un'attività di lavoro dipendente e un'attività autonoma con partita IVA. Un lavoratore assunto con contratto full time può quindi, in presenza dei requisiti richiesti, esercitare anche un'attività professionale o imprenditoriale autonoma e applicare il regime forfettario. Il riferimento normativo principale è l'articolo 1 della legge n. 190/2014, che disciplina il regime forfettario e individua le condizioni di accesso e le cause di esclusione. La verifica deve riguardare almeno tre aspetti:

  • il reddito da lavoro dipendente percepito nell'anno precedente;
  • l'eventuale svolgimento dell'attività prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di quello precedente;
  • il rispetto degli altri requisiti previsti per l'accesso e la permanenza nel regime agevolato.

A questi elementi si aggiunge un aspetto sostanziale: il rapporto con il nuovo committente deve essere realmente autonomo e non una semplice sostituzione formale del contratto di lavoro dipendente con una partita IVA.

Limite di 35.000 euro nel 2026: come funziona?

Una delle principali condizioni da verificare è quella relativa ai redditi da lavoro dipendente e assimilati. Per il periodo d'imposta 2026, la soglia è stata confermata a 35.000 euro, in luogo del limite ordinario di 30.000 euro, per effetto della proroga prevista dalla legge di Bilancio 2026. La verifica riguarda i redditi da lavoro dipendente e assimilati percepiti nell'anno precedente, secondo le regole fiscali applicabili.

Anno in cui si applica il regimeAnno di riferimento dei redditi da dipendenteSoglia
2025202430.000 euro
2026202535.000 euro
2027202630.000 euro, salvo modifiche normative

La soglia del 2026 è confermata dalla normativa vigente per tale anno. Per il 2027, allo stato delle disposizioni considerate, il limite torna a 30.000 euro, salvo eventuali ulteriori interventi legislativi.

Attenzione: la verifica va effettuata ogni anno. Il fatto di essere già in regime forfettario non garantisce automaticamente di poterlo mantenere anche nel periodo d'imposta successivo.

Cosa succede se il rapporto di lavoro dipendente cessa?

La normativa prevede una specifica precisazione: la causa ostativa legata al superamento della soglia di reddito da lavoro dipendente non rileva quando il rapporto di lavoro è cessato, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Questo aspetto richiede attenzione soprattutto nei casi di cambio di azienda, dimissioni o passaggio dal lavoro subordinato alla libera professione. Non è sufficiente affermare genericamente che il vecchio rapporto è terminato. Occorre ricostruire correttamente la situazione nell'anno precedente, verificando la cessazione del rapporto e l'eventuale presenza di altri redditi da lavoro dipendente o assimilati. Per esempio, chi ha cessato il rapporto di lavoro nel 2025 e apre la partita IVA nello stesso anno deve verificare le condizioni applicabili al 2025. Se invece intende applicare il regime nel 2026, dovrà effettuare la verifica sulla base della propria situazione fiscale e lavorativa rilevante per quell'anno.

Partita IVA e precedente datore di lavoro: quando scatta l'esclusione?

Un secondo punto fondamentale riguarda i rapporti con il datore di lavoro attuale e con quelli dei due periodi d'imposta precedenti. L'articolo 1, comma 57, lettera d-bis), della legge n. 190/2014 esclude dal regime forfettario le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti nei due precedenti periodi d'imposta, nonché nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro. La norma prevede una specifica eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell'esercizio di arti o professioni. Il punto decisivo è quindi la prevalenza dei compensi derivanti dal rapporto con il datore di lavoro interessato, non la semplice esistenza di una collaborazione.

Immaginiamo il caso di un lavoratore che lasci uno studio professionale e apra una partita IVA, continuando a fatturare allo stesso studio alcune prestazioni. Se l'attività viene svolta prevalentemente nei confronti del precedente datore di lavoro e ricorrono le condizioni previste dalla norma, può configurarsi una causa ostativa. Al contrario, se il precedente studio rappresenta soltanto uno dei diversi clienti e non sussiste la prevalenza richiesta dalla disposizione, questa specifica causa di esclusione potrebbe non operare. La valutazione deve essere effettuata sulla base dei rapporti effettivi e delle circostanze concrete. È importante non confondere questa regola con un limite generale del 50% delle fatture: la disposizione non stabilisce una soglia percentuale universale valida per ogni situazione. La prevalenza va valutata in relazione alla specifica causa ostativa.

Fatturare a un nuovo cliente per un'attività full time: è possibile?

Il caso discusso su Reddit presenta un'ulteriore particolarità. Il contribuente vorrebbe lavorare per una nuova azienda per un numero di ore sostanzialmente equivalente a quello di un dipendente full time, mantenendo però la partita IVA e continuando a svolgere collaborazioni per altri soggetti. Dal punto di vista fiscale, non esiste una regola generale secondo cui il contribuente forfettario debba distribuire il proprio fatturato tra più clienti. Avere un unico committente non determina, da solo, l'esclusione dal regime. Questo, però, non significa che qualsiasi collaborazione con un solo cliente sia automaticamente legittima come lavoro autonomo. Occorre distinguere due questioni:

  1. Requisiti del regime forfettario: riguardano, tra l'altro, le soglie di ricavi o compensi, i redditi da lavoro dipendente e le cause ostative previste dalla legge.
  2. Natura del rapporto contrattuale: riguarda il modo in cui la prestazione viene effettivamente svolta e l'eventuale presenza degli elementi tipici del lavoro subordinato.

Le due valutazioni sono collegate, ma non coincidono. Un professionista può rispettare i requisiti fiscali del forfettario e, contemporaneamente, trovarsi in una situazione contrattuale che richiede una verifica approfondita.

Accordo scritto con monte ore garantito: quali rischi?

Nel quesito pubblicato online, il lavoratore si domanda se sia possibile sottoscrivere un accordo con la nuova azienda per garantire un determinato numero di ore settimanali o annuali. L'azienda vorrebbe infatti avere la certezza che il collaboratore dedichi al lavoro il tempo concordato, nonostante il rapporto venga formalizzato mediante partita IVA. Un accordo che preveda un numero di ore, da solo, non trasforma automaticamente un rapporto autonomo in lavoro subordinato. Tuttavia, l'organizzazione concreta della prestazione è determinante. Alcuni elementi che meritano particolare attenzione sono:

  • obbligo di presenza in sede secondo orari prestabiliti;
  • inserimento stabile nell'organizzazione aziendale;
  • assoggettamento al potere direttivo e disciplinare del committente;
  • modalità di svolgimento del lavoro sostanzialmente identiche a quelle dei dipendenti;
  • assenza di una reale autonomia nell'organizzazione delle attività.

Nessun singolo elemento deve essere valutato isolatamente. È l'insieme delle circostanze concrete a poter evidenziare la natura subordinata del rapporto. Per questa ragione, non è sufficiente modificare la formulazione del contratto o sostituire il riferimento alle ore con quello ai progetti per rendere automaticamente autonomo un rapporto che, nella realtà, si svolge come un lavoro dipendente. Una collaborazione realmente autonoma dovrebbe invece essere strutturata in modo coerente con l'attività svolta, le responsabilità assunte, l'organizzazione del lavoro e gli accordi tra le parti.

Un esempio pratico: dipendente full time e collaborazioni extra

Consideriamo un lavoratore che percepisce uno stipendio da una nuova azienda e intende aprire una partita IVA per svolgere attività aggiuntive. Nel 2026, la verifica dovrebbe seguire questi passaggi:

VerificaCosa controllare
Redditi da dipendenteRedditi percepiti nel 2025 e applicabilità della soglia di 35.000 euro
Precedente datore di lavoroEventuali rapporti nei due periodi d'imposta precedenti e prevalenza dei compensi
Ricavi o compensiRispetto della soglia prevista per il regime forfettario, pari a 85.000 euro
Altre cause ostativePartecipazioni societarie, regimi incompatibili e ulteriori condizioni di legge
Autonomia effettivaModalità concrete di svolgimento della prestazione per il nuovo committente

La verifica della soglia di 85.000 euro deve riguardare complessivamente i ricavi e compensi rilevanti per il regime, considerando anche le eventuali diverse attività esercitate. Se il lavoratore supera la soglia di 100.000 euro di ricavi o compensi percepiti, opera inoltre la specifica regola di fuoriuscita immediata prevista dalla normativa. Non bisogna quindi confondere questa ipotesi con il superamento ordinario della soglia di 85.000 euro.

Conclusioni: dipendente e forfettario sono compatibili, ma serve attenzione

Il caso esaminato dimostra che la compatibilità tra lavoro dipendente full time e partita IVA forfettaria non può essere valutata soltanto sulla base della convenienza economica. Nel 2026, il regime può essere utilizzato anche da chi lavora come dipendente, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge, compresa la soglia di 35.000 euro relativa ai redditi da lavoro dipendente e assimilati dell'anno precedente, quando applicabile. Occorre inoltre verificare i rapporti con il precedente datore di lavoro, il limite dei ricavi o compensi e le altre cause ostative. Infine, quando la partita IVA viene utilizzata per svolgere un'attività continuativa all'interno di una nuova azienda, è essenziale valutare la natura effettiva del rapporto. Un contratto formalmente autonomo non è sufficiente se le modalità concrete di lavoro presentano caratteristiche proprie della subordinazione. La soluzione corretta consiste quindi nell'analizzare congiuntamente gli aspetti fiscali e quelli contrattuali prima di scegliere la forma di collaborazione.

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