La Legge n. 199 del 2025 segna un punto di svolta nei rapporti economici tra liberi professionisti e Pubblica Amministrazione, introducendo un sistema di riscossione diretta dei debiti fiscali e contributivi in sede di pagamento dei compensi professionali.
L’intervento legislativo si inserisce nel più ampio processo di rafforzamento della tutela del credito erariale, già avviato negli ultimi anni attraverso strumenti di compliance preventiva, interconnessione delle banche dati fiscali e semplificazione delle procedure di recupero coattivo. Tuttavia, con la riforma in commento, il legislatore compie un ulteriore passo, attribuendo alle Pubbliche Amministrazioni un ruolo attivo nella fase esecutiva della riscossione.
A decorrere dal 15 giugno 2026, le PA non saranno più meri soggetti erogatori di compensi, ma diventeranno agenti funzionali della riscossione, con l’obbligo di trattenere e riversare direttamente all’Erario le somme dovute dai professionisti in presenza di debiti fiscali o contributivi iscritti a ruolo.
Fino all’entrata in vigore della nuova disciplina, il pagamento dei compensi professionali da parte della Pubblica Amministrazione era subordinato principalmente alla verifica della regolarità fiscale, effettuata mediante richiesta del DURC fiscale o consultazione delle banche dati dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.In presenza di debiti erariali superiori alle soglie di legge, la PA era tenuta a sospendere il pagamento e a segnalare la posizione all’Agente della riscossione, che poteva eventualmente attivare una procedura di pignoramento presso terzi, con i relativi oneri procedurali e tempi dilatati.
La Legge n. 199/2025 supera radicalmente questo schema, eliminando la fase intermedia e consentendo alla Pubblica Amministrazione di:
La nuova disciplina si applica a tutti i lavoratori autonomi titolari di partita IVA che intrattengono rapporti economici con la Pubblica Amministrazione, a prescindere dalla forma giuridica dell’attività svolta. Rientrano, a titolo esemplificativo:
Sotto il profilo oggettivo, la trattenuta può colpire qualsiasi tipologia di compenso professionale, inclusi:
La norma fa riferimento a debiti fiscali e contributivi, con un perimetro particolarmente ampio.
Rientrano nel meccanismo di trattenuta:
Elemento di particolare rilevanza è l’eliminazione di qualsiasi soglia minima di importo: anche debiti di entità modesta possono legittimare la trattenuta del compenso professionale.
Dal punto di vista procedurale, il nuovo sistema si fonda sull’integrazione telematica tra le PA e le banche dati dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione.In sede di liquidazione del compenso, la Pubblica Amministrazione:
Il pagamento avviene, quindi, al netto dei debiti fiscali, con effetto immediato e automatico.
Il nuovo istituto si distingue nettamente dal pignoramento presso terzi, sotto molteplici profili:
La Pubblica Amministrazione agisce, di fatto, come soggetto esecutore, anticipando l’effetto della riscossione coattiva senza le garanzie procedurali tradizionalmente previste per il debitore.
L’effetto più immediato della riforma riguarda la liquidità finanziaria dei professionisti che lavorano con la PA.La trattenuta diretta può determinare:
Il rischio è particolarmente elevato per i professionisti che:
Uno degli aspetti più controversi della riforma riguarda il ridimensionamento delle garanzie difensive del lavoratore autonomo.In particolare:
Ciò solleva interrogativi in merito alla compatibilità del sistema con i principi di:
La legge chiarisce che la trattenuta non si applica ai debiti oggetto di:
Tuttavia, eventuali decadenze dai piani di rateazione comportano l’immediata riattivazione del meccanismo di trattenuta, anche in corso di rapporto contrattuale con la PA.Diventa quindi essenziale, per il professionista, monitorare costantemente la propria posizione fiscale, evitando anche brevi inadempimenti.
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