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21 May
21May

Chi svolge una prestazione occasionale e riceve un compenso con ritenuta d’acconto si pone spesso una domanda: è possibile recuperare quanto trattenuto in sede di dichiarazione dei redditi?

La risposta, nella maggior parte dei casi, è sì. Tuttavia, occorre comprendere come funziona il meccanismo fiscale della prestazione occasionale e in quali casi il contribuente può ottenere un rimborso oppure risultare a debito.

Secondo diverse discussioni e chiarimenti emersi in ambito fiscale e professionale, la ritenuta d’acconto del 20% applicata sulle prestazioni occasionali rappresenta soltanto un anticipo sulle imposte dovute, non una tassazione definitiva.

Cos’è la prestazione occasionale

La prestazione occasionale è una forma di lavoro autonomo svolta in maniera saltuaria, senza abitualità e senza organizzazione professionale.

Dal punto di vista fiscale, i compensi percepiti rientrano generalmente tra i “redditi diversi” oppure tra i redditi di lavoro autonomo non esercitato abitualmente, da indicare nel modello 730 o nel Modello Redditi. Nella maggior parte dei casi, il committente applica una ritenuta d’acconto del 20% sul compenso lordo e versa tale importo all’Agenzia delle Entrate per conto del prestatore.

La ritenuta d’acconto non è una tassa definitiva

Molti contribuenti credono che il 20% trattenuto sia la tassazione finale della prestazione occasionale. In realtà non è così.La ritenuta d’acconto costituisce un anticipo IRPEF che verrà ricalcolato in sede di dichiarazione dei redditi insieme agli altri redditi percepiti nell’anno.

Questo significa che:

  • se l’imposta effettivamente dovuta è inferiore alle ritenute già versate, il contribuente avrà diritto a un rimborso;
  • se invece l’imposta dovuta è superiore, dovrà versare la differenza.

Quando è possibile recuperare la ritenuta nel 730

Il recupero della ritenuta è frequente nei casi in cui il contribuente abbia redditi molto bassi oppure rientri nella no tax area.

Ad esempio:

  • studenti;
  • soggetti con soli redditi occasionali;
  • persone che percepiscono compensi limitati durante l’anno;
  • contribuenti con detrazioni elevate.

In queste situazioni, il 20% trattenuto può risultare superiore all’IRPEF realmente dovuta e quindi generare un credito fiscale rimborsabile tramite il modello 730. Diverso è invece il caso di chi possiede già redditi da lavoro dipendente elevati: la prestazione occasionale si somma agli altri redditi e potrebbe essere tassata con aliquote IRPEF più alte, riducendo o annullando il rimborso.

La prestazione occasionale incide sull’ISEE?

Sì.

I compensi percepiti tramite prestazione occasionale fanno parte del reddito complessivo del contribuente e devono essere considerati anche ai fini ISEE e delle altre prestazioni collegate al reddito familiare. Pertanto, anche un’attività svolta sporadicamente può incidere:

  • sul valore dell’ISEE;
  • sull’accesso a bonus e agevolazioni;
  • sul mantenimento di determinate prestazioni assistenziali o universitarie.

Dove si indica nel modello 730

Le prestazioni occasionali vengono normalmente riportate nel Quadro D del modello 730, utilizzando i dati presenti nella Certificazione Unica rilasciata dal committente. È fondamentale verificare:

  • il compenso lordo;
  • le ritenute operate;
  • l’eventuale presenza di spese deducibili;
  • la corretta causale indicata nella CU.

Errori nella compilazione possono infatti generare conguagli errati o successive richieste di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Conclusioni

La prestazione occasionale non va considerata una forma di reddito “esente” o automaticamente tassata alla fonte.

La ritenuta d’acconto del 20% rappresenta soltanto un anticipo che dovrà essere ricalcolato nella dichiarazione dei redditi. In presenza di redditi bassi, è spesso possibile recuperare integralmente o parzialmente quanto trattenuto.


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