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07 Jul
07Jul

Il tirocinio professionale rappresenta da sempre il passaggio obbligato per l'accesso a numerose professioni ordinistiche.  Commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, ingegneri, architetti e altri professionisti devono infatti svolgere un periodo di pratica prima di poter sostenere l'esame di Stato e ottenere l'abilitazione. Negli ultimi anni il tema della gratuità del tirocinio professionale è stato al centro del dibattito istituzionale. Molti praticanti, pur contribuendo concretamente alle attività dello studio, non percepiscono alcun compenso oppure ricevono esclusivamente un rimborso delle spese sostenute. Con la riforma degli ordinamenti professionali il legislatore intende intervenire proprio su questo aspetto, introducendo una disciplina più moderna e orientata a valorizzare il lavoro dei praticanti. Pur non essendo ancora definitiva, la proposta rappresenta un importante cambiamento destinato ad incidere sull'organizzazione degli studi professionali e sulle condizioni economiche di migliaia di giovani.


Perché nasce questa riforma

Negli ultimi anni è emersa con sempre maggiore forza l'esigenza di garantire ai praticanti una tutela economica minima durante il periodo di formazione. Il tirocinio continua ad avere una finalità prevalentemente formativa, ma nella pratica molti tirocinanti partecipano attivamente alle attività dello studio:

  • predisposizione di pratiche amministrative;
  • gestione della documentazione;
  • redazione di atti;
  • elaborazione di dichiarazioni fiscali;
  • utilizzo dei software professionali;
  • assistenza ai clienti;
  • partecipazione alle attività di consulenza.

In numerosi casi il praticante fornisce quindi un contributo concreto all'attività professionale. Da qui nasce l'esigenza di individuare un equilibrio tra formazione e riconoscimento economico.


Le principali novità previste

La riforma introduce alcuni principi destinati a disciplinare il rapporto economico tra professionista e praticante. Tra gli aspetti più rilevanti figurano:

  • riconoscimento del rimborso delle spese sostenute nell'interesse dello studio;
  • possibilità di prevedere un compenso per l'attività effettivamente svolta;
  • definizione dei rapporti economici attraverso uno specifico accordo;
  • maggiore trasparenza nella gestione del tirocinio professionale.

L'obiettivo non è trasformare il praticantato in un rapporto di lavoro subordinato, bensì valorizzare l'attività svolta quando il praticante contribuisce concretamente all'attività dello studio.


Rimborso spese e compenso: la differenza

Uno degli aspetti più importanti riguarda la distinzione tra due concetti spesso confusi.

Rimborso spese

Il rimborso spese serve esclusivamente a restituire al praticante quanto anticipato nello svolgimento dell'attività professionale.

Ad esempio:

  • trasferte;
  • spese di viaggio;
  • vitto;
  • acquisto di documentazione;
  • anticipazioni effettuate per conto dello studio.

Non rappresenta una retribuzione.

Compenso

Il compenso costituisce invece una remunerazione dell'attività svolta. Viene riconosciuto quando il praticante partecipa concretamente alle attività professionali apportando un contributo produttivo allo studio. La distinzione tra questi due istituti assume particolare importanza anche sotto il profilo fiscale e previdenziale, che sarà definito dalla normativa attuativa.


Chi sarà interessato

Le nuove regole riguarderanno i tirocini obbligatori previsti dagli ordinamenti professionali. Tra le categorie interessate rientrano, a titolo esemplificativo:

  • dottori commercialisti ed esperti contabili;
  • consulenti del lavoro;
  • avvocati;
  • architetti;
  • ingegneri;
  • geometri;
  • altre professioni organizzate in ordini o collegi.

Non rientrano invece gli stage curriculari universitari, i tirocini extracurriculari disciplinati dalle Regioni o altri percorsi formativi soggetti a normative differenti.


Cosa cambia per gli studi professionali

Gli studi professionali saranno probabilmente chiamati a rivedere la gestione del praticantato. In particolare potrebbe rendersi necessario:

  • predisporre accordi scritti;
  • disciplinare modalità e criteri di riconoscimento del compenso;
  • distinguere chiaramente rimborsi e remunerazioni;
  • aggiornare l'organizzazione interna del tirocinio.

La riforma punta infatti ad aumentare la trasparenza dei rapporti tra dominus e praticante.


I vantaggi per i praticanti

Per i giovani professionisti la riforma potrebbe rappresentare un cambiamento significativo. Tra i possibili benefici si possono evidenziare:

  • maggiore valorizzazione del lavoro svolto;
  • riduzione del peso economico del periodo di pratica;
  • maggiore chiarezza nei rapporti con lo studio;
  • incremento dell'attrattività delle professioni ordinistiche.

Molti laureati, infatti, rinunciano al percorso di abilitazione proprio a causa delle difficoltà economiche derivanti da lunghi periodi di pratica non retribuita.


La riforma è già in vigore?

No. Questo è probabilmente l'aspetto più importante da chiarire. Attualmente non esiste ancora un obbligo generalizzato di riconoscere un compenso ai praticanti. Le disposizioni dovranno completare l'intero iter legislativo e successivamente essere attuate mediante i provvedimenti previsti dalla legge. Fino a quel momento continueranno ad applicarsi le regole oggi vigenti.


Cosa attendersi nei prossimi mesi

Nei prossimi mesi sarà fondamentale seguire l'evoluzione parlamentare della riforma. Successivamente potranno essere definiti:

  • importi minimi dei compensi;
  • criteri di determinazione;
  • modalità di corresponsione;
  • eventuali obblighi documentali;
  • disciplina fiscale e previdenziale.

Solo con i provvedimenti attuativi sarà possibile comprendere l'effettiva portata della riforma.

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