Il tirocinio professionale rappresenta da sempre il passaggio obbligato per l'accesso a numerose professioni ordinistiche. Commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, ingegneri, architetti e altri professionisti devono infatti svolgere un periodo di pratica prima di poter sostenere l'esame di Stato e ottenere l'abilitazione. Negli ultimi anni il tema della gratuità del tirocinio professionale è stato al centro del dibattito istituzionale. Molti praticanti, pur contribuendo concretamente alle attività dello studio, non percepiscono alcun compenso oppure ricevono esclusivamente un rimborso delle spese sostenute. Con la riforma degli ordinamenti professionali il legislatore intende intervenire proprio su questo aspetto, introducendo una disciplina più moderna e orientata a valorizzare il lavoro dei praticanti. Pur non essendo ancora definitiva, la proposta rappresenta un importante cambiamento destinato ad incidere sull'organizzazione degli studi professionali e sulle condizioni economiche di migliaia di giovani.
Negli ultimi anni è emersa con sempre maggiore forza l'esigenza di garantire ai praticanti una tutela economica minima durante il periodo di formazione. Il tirocinio continua ad avere una finalità prevalentemente formativa, ma nella pratica molti tirocinanti partecipano attivamente alle attività dello studio:
In numerosi casi il praticante fornisce quindi un contributo concreto all'attività professionale. Da qui nasce l'esigenza di individuare un equilibrio tra formazione e riconoscimento economico.
La riforma introduce alcuni principi destinati a disciplinare il rapporto economico tra professionista e praticante. Tra gli aspetti più rilevanti figurano:
L'obiettivo non è trasformare il praticantato in un rapporto di lavoro subordinato, bensì valorizzare l'attività svolta quando il praticante contribuisce concretamente all'attività dello studio.
Uno degli aspetti più importanti riguarda la distinzione tra due concetti spesso confusi.
Il rimborso spese serve esclusivamente a restituire al praticante quanto anticipato nello svolgimento dell'attività professionale.
Ad esempio:
Non rappresenta una retribuzione.
Il compenso costituisce invece una remunerazione dell'attività svolta. Viene riconosciuto quando il praticante partecipa concretamente alle attività professionali apportando un contributo produttivo allo studio. La distinzione tra questi due istituti assume particolare importanza anche sotto il profilo fiscale e previdenziale, che sarà definito dalla normativa attuativa.
Le nuove regole riguarderanno i tirocini obbligatori previsti dagli ordinamenti professionali. Tra le categorie interessate rientrano, a titolo esemplificativo:
Non rientrano invece gli stage curriculari universitari, i tirocini extracurriculari disciplinati dalle Regioni o altri percorsi formativi soggetti a normative differenti.
Gli studi professionali saranno probabilmente chiamati a rivedere la gestione del praticantato. In particolare potrebbe rendersi necessario:
La riforma punta infatti ad aumentare la trasparenza dei rapporti tra dominus e praticante.
Per i giovani professionisti la riforma potrebbe rappresentare un cambiamento significativo. Tra i possibili benefici si possono evidenziare:
Molti laureati, infatti, rinunciano al percorso di abilitazione proprio a causa delle difficoltà economiche derivanti da lunghi periodi di pratica non retribuita.
No. Questo è probabilmente l'aspetto più importante da chiarire. Attualmente non esiste ancora un obbligo generalizzato di riconoscere un compenso ai praticanti. Le disposizioni dovranno completare l'intero iter legislativo e successivamente essere attuate mediante i provvedimenti previsti dalla legge. Fino a quel momento continueranno ad applicarsi le regole oggi vigenti.
Nei prossimi mesi sarà fondamentale seguire l'evoluzione parlamentare della riforma. Successivamente potranno essere definiti:
Solo con i provvedimenti attuativi sarà possibile comprendere l'effettiva portata della riforma.